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venerdì 2 marzo 2012

Think Pink

"Io credo nel rosa. Io credo che ridere sia il modo migliore per bruciare calorie. Io credo nei baci, molti baci. Io credo nel diventare forte quando tutto sembra andare storto. Io credo che le ragazze felici siano le ragazze più belle. Io credo che domani sarà un altro giorno, ed io credo nei miracoli."

Ieri mi è successa una cosa strana. Ero all'Università, a lezione. In un momento di noia profonda e nozionistica mi sono guardata intorno, per evadere solo per un istante dalle parole del professore. 
E subito mi salta alla mente una differenza fodamentale, una differenza cromatica e di pensiero. 
Io: astuccio rosa, quaderno rosa, penne e matite rosa, post it rosa, Iphone rosa.
I miei compagni già è tanto se sul banco hanno un foglio e una penna. Unico sprazzo di colore: un evidenziatore giallo, serio e solitario. 
Devo ammetterlo, al primo impatto mi sono sentita una bimba delle elementari in mezzo a manager in carriera. Poi ci ho pensato. Per me il rosa è un modo di vivere e di pensare, che porta al suo interno tanti significati.

Rosa è il fiocco sulla porta di una bimba appena nata. 
Rosa è vedere il mondo con leggerezza, con gli occhiali dalle lenti colorate.
Rosa è colore della forza delle donne, dell'emancipazione femminile.
Rosa sono i fiori di pesco che sbocciano.
Rosa è il colore della danza, delle scarpette da punta, di una bimba che da grande sognava di fare la ballerina. 
Rosa è la pelle e il suo profumo.
Rosa è la dolcezza, il candore, la femminilità.
Rosa è il vestito delle principesse delle fiabe e il castello fatato.
Rosa è il colore della mia cameretta.
Rosa è la mia valigia dei desideri.




 Rosa è il modo con cui voglio continuare a vedere il mondo, con gli occhi di quella bimba che sono stata.
Think Pink. 



Per le foto e i collage, grazie a:
http://pinterest.com/
http://www.photovisi.com/


giovedì 19 gennaio 2012

Il matrimonio perfetto tra cinema e moda: Audrey Hepburn e Hubert de Givency


 

Forse le parole non possono tradurre la bellezza assoluta. 
Forse l'eleganza è un valore supremo e indescrivibile. 
Il fascino senza tempo. 
Icona.
Mito.
Diva.
Che sopravvive al suo tempo nell'eternità.
E che per l'eternità ci farà rivivere il suo tempo.
Non c'è stata altra donna al mondo che ha saputo incarnare la grazia come lei.

 
La femminilità eterea fatta di raffinatezza e classe estrema.
Di una ragazza di nobili origini, che sembrava una principessa dal sangue blu.
Di una donna che non dimenticò mai la leggerezza e la delicatezza della ballerina che era stata.
Di quella magrezza un po' spigolosa nelle forme.
Di quegli occhi scuri da cerbiatta e di quella frangetta a mezza fronte. 
Dell'unica che riusciva a essere estremamente elegante solo con pantaloni, maglietta e ballerine.
 
Ma che raggiunse le alte vette più alte dello stile solo quando incontrò lui.
Il maestro dell'haute couture parigina. 
Di cui diventò musa, amica, sorella.
Hubert de Givency.
Colui che la rese indimenticabile.
Che la portò a diventare l'emblema dell'eleganza.
Che le fece indossare i più belli, amati e ricordati abiti dell'intera storia del cinema





  








 

 



Quando due eccellenze si incontrano,nasce sempre qualcosa di unico, di speciale. 
Destini che si incrociano in un'armonia perfetta.
Quanto vorrei, anche solo per un momento, passeggiare con loro sul Lungosenna.
Respirare quella magia che sa di moda, cinema, eleganza. 
Da cui c'è ancora tutto da imparare.

 

"La mia magia era la sua. Donava agli abiti la grazia che aveva dentro di sè. Era una donna estremamente leale. Con lei il lavoro diventava una gioia. C'era qualcosa di straordinario tra di noi, una complicità permanente. In un certo senso, sì, è stata la mia musa: Audrey non era una ragazza viziata. Sapeva di avere talento, ma il successo non le dava alla testa. Per me era un angelo dagli occhi di cerbiatta"